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Intervista al Maestro Matteo Beltrami, direttore d\u2019orchestra, per meglio approfondire le criticit\u00e0 che si sono presentate agli operatori dello spettacolo dal vivo e, nello specifico, del teatro.<\/span><\/h1>\n
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Siamo a due mesi dal lockdown, inevitabile decisione presa dal Governo sulla quale c\u2019\u00e8 poco o nulla da eccepire. Affrontata e non ancora conclusa la cosiddetta Fase 1, si \u00e8 cominciato a parlare della Fase 2, vale a dire della riapertura scaglionata e controllata delle diverse attivit\u00e0 produttive e commerciali. Va detto che il tessuto sociale si regge sulla sua stessa economia. Tra la pi\u00f9 piccola realt\u00e0 di carattere artigianale e la grande industria esiste una filiera (che spesso varca anche i confini nazionali) molto delicata che non pu\u00f2 in alcun modo essere interrotta. Come si dice \u201cla forza di una catena \u00e8 determinata dal suo anello pi\u00f9 debole\u201d.<\/em><\/p>\n

Negli interventi pressoch\u00e9 quotidiani da parte della Presidenza del Consiglio si \u00e8 parlato della riapertura delle attivit\u00e0 produttive, di quelle relative ai servizi, cos\u00ec come del commercio; si \u00e8 anche cominciato a discutere dei luoghi di culto prestando molta attenzione alle parti in causa pur con la dovuta cautela e con forte senso di responsabilit\u00e0.<\/em><\/p>\n

Dati Istat rilevano una Forza Lavoro di circa 25 milioni di lavoratori in Italia, di cui dai 300.000 ai 400.000 trovano impiego nel mondo dello spettacolo. \u00c8 un grande numero di professionisti e lavoratori dipendenti; ci si sarebbe pertanto aspettata una parola in merito all\u2019apertura di un tavolo di lavoro e di discussione che desse speranza. Questo numero include centinaia di categorie professionali, anelli di quella catena che costituisce il tessuto socio-economico. \u00c8 un numero importante di persone che attende una risposta dalle istituzioni su come e quando poter ricominciare.<\/em><\/p>\n

Abbiamo incontrato il Maestro Matteo Beltrami, direttore d\u2019orchestra, per meglio approfondire le criticit\u00e0 che si sono presentate agli operatori dello spettacolo dal vivo, e nello specifico, del teatro.<\/em><\/p>\n


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Maestro Beltrami, come si configurano le varie professioni nell\u2019ambiente teatrale?<\/em><\/p>\n

Ci sono i lavoratori dipendenti (professori d\u2019orchestra, artisti del coro, attori, danzatori, comparti tecnici e amministrativi dei teatri assunti a tempo indeterminato), la maggior parte dei quali sono momentaneamente in cassa integrazione, i lavoratori autonomi e a Partite Iva (cantanti, strumentisti solisti, direttori d\u2019orchestra, registi, scenografi, costumisti, coreografi, danzatori, mimi, artisti circensi ecc.).<\/h5>\n
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\u00a0Di quali tutele beneficiano gli artisti che esercitano la libera professione?<\/em><\/p>\n

I\u00a0contratti che sono stati e saranno sospesi o annullati a causa del Covid-19 non prevedono alcuna forma di indennizzo. Questo significa che da marzo a una data che ancora non conosciamo, questi lavoratori non avranno alcuna fonte di reddito. Inoltre, in Italia, vengono versati i contributi per tutti i giorni di prova, ma \u00e8 retribuito solo il giorno dello spettacolo. Questo significa che, se per qualunque motivo un artista, il giorno dello spettacolo, non \u00e8 nelle condizioni di prendervi parte ovvero se lo stesso viene annullato per causa di forza maggiore, non solo non ha diritto ad alcun compenso, ma rimette di tasca propria tutte le spese sostenute per i giorni di prova (mi riferisco ai trasporti, vitto, alloggio e quant\u2019altro). Questo \u00e8 accaduto a molti artisti che a febbraio stavano preparando uno spettacolo mai andato in scena a causa del lockdown.<\/em><\/h5>\n
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A tal proposito sono stati predisposti degli interventi da parte del Governo, come il Bonus da 600 euro (che dovrebbe salire a 800 per i mesi di aprile e maggio). Ritiene che sia una misura adeguata?<\/em><\/p>\n

Riguardo al bonus da 600 euro del mese di marzo, \u00e8 destinato a chi ha avuto nel 2019 un reddito non superiore ai 50.000 euro, ma con almeno 30 giornate contributive. Molti artisti, le cui giornate di preparazione dello spettacolo non sono contrattualizzate, hanno versato i contributi solo per i giorni in cui gli spettacoli sono stati rappresentati. Nel caso abbiano totalizzato nel 2019 un numero di presenze sul palcoscenico inferiore a 30 non avranno diritto al bonus. Cos\u00ec come non ne avranno diritto coloro che hanno prestato la loro opera all\u2019estero; pur avendo versato le tasse in Italia, i loro contributi non risultano nel computo dell\u2019Inps. Ci tengo a sottolineare che, a causa dell\u2019emergenza Codiv-19, un gran numero di persone non hanno entrate dal mese di marzo e che probabilmente non ne avranno per i prossimi mesi;\u00a0 versano in gravi difficolt\u00e0 economiche perch\u00e9 nel 2019 hanno guadagnato molto meno dei 50.000 euro, ma non possono ricevere il bonus perch\u00e9 non hanno maturato pi\u00f9 di 30 giornate contributive.\u00a0<\/em>Per molti artisti la situazione \u00e8 ulteriormente aggravata dal fatto che devono ancora ricevere i compensi per lavori svolti negli ultimi 2 anni.<\/h5>\n
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In questi giorni si sente parlare spesso della clausola che prevede l\u2019annullamento per \u201ccausa di forza maggiore\u201d. Anche qui occorrerebbe fare chiarezza sulla sua reale applicabilit\u00e0. Nel Codice Civile l\u2019unico riferimento a questa definizione emerge esclusivamente dal principio che regola il rapporto tra albergatore e ospite (art.1785 C.C.). Nessun\u2019altra circostanza \u00e8 prevista. Siamo lontano anni luce dai rapporti che regolano ogni altro obbligo contrattuale. Esistono poi sentenze della Corte di Cassazione che creano quello che in giurisprudenza viene definito come \u201cun precedente\u201d.\u00a0<\/em>Nell\u2019ordinamento giuridico internazionale emergono differenti posizioni per ogni Paese (approfondimenti<\/a>).\u00a0Ci sono serie possibilit\u00e0 che i contratti sospesi o annullati per Covid vengano in futuro recuperati?<\/em><\/p>\n

Ovviamente \u00e8 quanto tutti noi artisti speriamo. Se da un lato confidiamo in scelte dettate dal buonsenso, che non arrechino danni maggiori di quanto gi\u00e0 stia facendo il Covid, \u00e8 pur vero che il fatto che non sia mai accaduto prima d\u2019ora che migliaia di scritture venissero cancellate in tutto il mondo e nello stesso periodo, potrebbe creare un precedente per riformare alcune clausole inerenti ai nostri contratti.<\/h5>\n
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\u00a0A tutt\u2019oggi la Fase 2 non prevede alcun provvedimento a favore dello spettacolo dal vivo e ci\u00f2 ha gettato in uno stato di prostrazione profonda l\u2019intera categoria. Nei giorni scorsi sono apparsi numerosi appelli che hanno diviso l\u2019opinione pubblica: chi ha mostrato solidariet\u00e0 verso le decine di migliaia di persone il cui ritorno al lavoro non \u00e8 nemmeno ancora oggetto di discussione e chi le accusa di essere insensibili nel voler rivendicare i propri diritti, ritenuti addirittura frivoli, in un momento terribile come questo.<\/em><\/p>\n

Cercare di analizzare lucidamente questa situazione per trovare punti fermi da cui ripartire in totale sicurezza, non vuol dire sminuirne la portata tragica n\u00e9 mancare di rispetto alle migliaia di vittime e a coloro che ne piangono la scomparsa. Purtroppo ci sono molti luoghi comuni che ancora circondano la figura dell\u2019artista. Il fatto che il bene che produce non sia vitale o comunque indispensabile per i fruitori, ma sia invece legato ai loro momenti di svago, non significa che si tratti di un lavoro pi\u00f9 facile e meno dignitoso di altri. Per un cantante, un musicista, un attore, un danzatore\u2026 insomma per tutti coloro che operano nello spettacolo dal vivo, quello che svolgono \u00e8 un LAVORO al quale hanno sacrificato anni di studio, per il quale continuano a tenersi aggiornati, ad allenarsi e sul quale hanno costruito il futuro loro e delle loro famiglie. Non prendersene cura in questo momento, perch\u00e9 non sono \u2018necessari\u2019 o perch\u00e9 ci sono faccende pi\u00f9 impellenti a cui badare, \u00e8 una scelta poco intelligente perch\u00e9 significa creare un danno economico a migliaia di famiglie destinato a ripercuotersi poi sulla collettivit\u00e0.<\/h5>\n
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\u00a0<\/em>Personalmente sono dell\u2019opinione che nessuno di coloro che criticano sarebbe disposto a vivere in un mondo senza cinema, senza musica, senza libri\u2026 in poche parole senza il bello, che \u00e8 ci\u00f2 che meglio distingue l\u2019uomo dalla bestia. Si dir\u00e0 che \u00e8 solo una sospensione delle attivit\u00e0, ma va anche detto che questa chiusura a tempo indeterminato per molti potrebbe voler dire mettere la parola \u201cfine\u201d a quei sogni e a quelle speranze da cui trae linfa vitale l\u2019intero mondo dell\u2019arte. Proprio ripartendo dall\u2019idea di quei pochi convinti che \u2018di cultura non si vive\u2019, potrebbe essere di aiuto fare un po\u2019 di chiarezza riguardo alla filiera e all\u2019indotto economico che si genera attorno allo show business.<\/em><\/p>\n

Per sfatare questo luogo comune \u00e8 opportuno fornire qualche dato interessante; prendiamo ad esempio il Coccia di Novara, un teatro di tradizione\u2019 che ospita lirica, concertistica e prosa. Vi lavorano 16 dipendenti a tempo indeterminato; conta inoltre una media di 450 assunzioni a tempo determinato ogni un anno tra musicisti, attori, mimi, danzatori, tecnici specializzati aggiunti, ecc\u2026 Calcolando una media tra gli spettacoli prodotti dal teatro e quelli ospitati, si stima che ogni lavoratore a tempo determinato necessiti di rimanere in citt\u00e0 per una settimana e, provenendo la maggior parte di loro da altre citt\u00e0, si possono contare pi\u00f9 di 2000 giornate di indotto per le strutture che offrono ospitalit\u00e0 e ristorazione. La permanenza sul territorio dei lavoratori in trasferta assunti dal teatro genera mediamente una ricaduta economica di 180.000 euro annui.<\/h5>\n
Il Teatro inoltre alimenta una filiera produttiva che coinvolge al 42% fornitori novaresi e un 58% di nazionali e internazionali.<\/h5>\n
Questa filiera comprende<\/h5>\n